Tra i vini liquorosi troviamo anche lo Sherry! In quest’articolo andiamo a comprendere le sue origini storiche e le caratteristiche. A chi fosse sfuggita l’introduzione che trattava di cosa sono e come si definiscono i vini liquorosi può rileggere il seguente articolo “Vini liquorosi: origini e definizione”.

 

A quando risale il primo Sherry?

 

Lo Sherry viene prodotto ad Jerez de la Frontera, in Andalusia di Spagna, una terra riscaldata da un caldo sole. Si usano tipicamente i vitigni di Palomino de Jerez, Pedro Ximénez e Moscadel.

Secondo le origini storiche gli arabi contribuirono in maniera importante al successo e l’espansione del vino Jerez, chiamato poi Sherry. 

La produzione del vino sotto il dominio arabo, nonostante il divieto dell’Islam di consumare alcol, proseguì poiché la tassazione derivante dal vino di Jerez generava importanti introiti per il sultano arabo. 

 

 

La storia dello Sherry continua quando… 

 

Nel 1264 Jerez venne conquistata dai cristiani che sotto il dominio inglese diventerà uno dei maggiori centri per la produzione di Sherry consumato poi in tutto il mondo.

Successivamente però le continue tensioni fra la cattolica Spagna e la protestante Inghilterra crearono notevoli disagi al commercio dello Sherry. 

 

Dove si coltiva lo Sherry?

 

Il terreno adatto per la coltivazione e la produzione del vino Sherry è quello bianco di origine calcareo gessosa. Si tratta di un terreno che è capace di accumulare molta umidità in primavera, in maniera tale da poterlo mantenere fresco durante l’estate.

Gli altri terreni adatti alla coltivazione di tale vino sono il “barro“ e “l’arena“, il primo un terreno di tipo fango-argilloso, mentre il secondo è composto prevalentemente di sabbia. 

 

 

Il Flor dello Sherry

 

Una particolare caratteristica dello Sherry è il Flor, una muffa che si forma nelle botti di vino scolme che è in grado di isolare il vino dall’aria, bilanciando e regolando opportunamente la sua ossidazione. In presenza del Flor dunque non vi sono fenomeni ossidativi e pertanto il colore del vino risulta chiaro e con un profumo delicato. 

Tale processo avviene quando l’alcol etilico è inferiore al 15% vol, mentre quando la concentrazione alcolica supera il 17% non vi sarà Flor ma bensì un processo di invecchiamento ossidativo tale per cui i vini assumeranno tonalità brune e profumi molto più intensi.

 

Il metodo Soleras: cos’è? 

 

A Jerez è usanza invecchiare il vino nelle Soleras, ovvero un accatastamento di botti poste l’una sopra l’altra tipicamente usato nella produzione dello Sherry. 

Tale metodo prevede che le botti vengano disposte in file da tre o cinque e che il vino venga prelevato dalle botti poste sul pavimento (Soleras), il vino verrà così rimpiazzato dalle botti sovrastanti (Criaderas). 

Dunque, con tale metodo si aggiunge sempre del vino nuovo alle botti in testa, un vino ricco di zuccheri che è capace di alimentare il Flor e dona complessità e struttura al vino di più lungo invecchiamento.

Il vantaggio del metodo Soleras è il mantenimento della qualità costante del vino realizzato.

 

 

Le varie classificazioni dello Sherry: 

 

Come spiegato nel paragrafo riguardante il Flor, che determina o meno l’effetto ossidativo del vino, si distinguono così varie tipologie di Sherry:

 

  • Fino: di colore chiaro paglierino tenue, con sentori di mandorla.
  • Manzanilla: con un retrogusto più sapido.
  • Amontillado: con sviluppo parziale del Flor, risulta quindi essere ambrato, ricco di alcol etilico 
  • Palo cortado: con colore scuro, si posiziona nel mezzo tra il Fine e l’Oloroso.
  • L’Oloroso: con totale assenza di Flor, risulta color mogano, è robusto e può essere secco, semisecco o dolce.

 

 

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