• 9628 presenze
  • 28 tasting room
  • 8 Academy Lab
  • 10 Main Seminars
  • Il più grande seminario Mixology (con Marian Beke) mai fatto con oltre 800 partecipanti in un unico auditorium
  • 15 tonnellate di ghiaccio distribuito
  • 14mila bottiglie di acqua distribuite
  • 185 stand
  • Circa 8mila mq coperti tra piazzale, piano primo e secondo più la terrazza
  • 3 Finali Italiani (Patron e Montenegro e Bar Black Game di Fernet Branca)
  • Arrivo della gara ciclistica La Classica by Martini
  • Il primo technical lab di Buchi al mondo per Barman

 

 

Questi sono i numeri riportati dallo staff di Roma Bar Show, l’evento internazionale sul bartending e beverage tenutosi nelle giornate di fine settembre nella capitale romana.

 

Cosa c’è di nuovo rispetto alle altre fiere del mercato degli alcolici? 

 

A mio modesto parere, un parere di un intermediario che guarda più con gli occhi dei clienti che del barman dietro al bancone, nulla. Mi aspettavo e desideravo ricevere più nozioni culturali, più storie e concetti per aprire dibattiti e ragionamenti, più visioni internazionali se si vuole essere un festival “mondiale”. 

 

Come?

 

Bella domanda. Premetto che i complimenti a chi ha organizzato un festival del genere vanno sempre fatti. Sono stati in grado di realizzare e riunire moltissimi bar e barman italiani in un’unica città, portando un’affluenza di 9628 persone, mica poco per la prima edizione! 

 

Tuttavia mi piace anche vedere la visione di miglioramento, per la seconda edizione e per spianare la strada ad un lungo futuro, che credo sia nelle intenzioni degli organizzatori, ovvero RIBS SRL di Andrea Fofi, Fabio Bacchi, Leonardo Leuci e The Jerry Thomas Project Rome e Giuseppe Gallo.

 

 

Gli espositori di prodotti alcolici? Certo ci devono essere, sono anche molti dei finanziatori del progetto, ma perchè creare sempre eventi così commerciali? Che c’è di nuovo?

 

L’obiettivo che porta avanti un progetto, un’idea, un paese come l’Italia che ha la capacità e la forza di essere presente con un ruolo nel mondo, è basato su visioni di lungimiranza, visioni che vedono il domani, che non si fermano all’orizzonte odierno, che prospettano di unire le forze in gruppo per conseguire obiettivi a lungo termine. Ecco, questa idea non l’ho vista al Roma Bar Show, forse si è cercato di implementarla, ma io non ho percepito un reale impatto concreto sul mercato del bartending odierno e futuro. 

 

 

C’erano personaggi noti ed illustri non solo in Italia, ma per parlare di certe tendenze estere che ci proietteranno al futuro, come ad esempio la sostenibilità, la riduzione di alcol nei drink, l’attenzione agli scarti, la formazione di un menu intelligente adatto alle richieste della clientela, be forse non bastano le nostre figure italiane del bartending di riferimento, forse è necessario fare un passo indietro e portare davvero la cultura internazionale con esperti mondiali che aiuteranno a dare una visione di crescita concreta ai nostri barman italiani…. Altrimenti che strumenti utili avremmo offerto a questi ragazzi? 

 

 

Si veda per esempio il programma dei temi affrontati nel 2019 per il Bar Show di Lisbona, che come portata non ha nulla da invidiare alle restanti città d’Europa. Si parlò di:

 

“Il ruolo di Assisted Manager / Floor Manager, Team Training e 3 stili di servizio”

 

“Il cuore di Tiki”, che oggi in Italia ancora moltissimi non sanno svilupparla o viene mal sviluppata.

 

“Cocktail a basso contenuto di alcol”, un’importante tendenza estera di cui in Italia ancora nessuno, o veramente pochi, stanno abbracciando e capendo.

 

“Cocktail sani o analcolici senza rinunciare alla raffinatezza di sapori e tendenze”. Oggi i menu sulle tavole dei cocktail bar presentano ancora come drink analcolici dei beveroni alla frutta. E’ ora forse di considerare che non tutti amano l’alcol e che in un gruppo di amici ci sono anche astemi frequentatori di un bar. 

 

“Up-selling – L’arte di sapere come vendere / up- sell,  sarebbe questo un tema molto utile sul quale fare costante aggiornamento visto che le logiche del mercato si evolvono rapidamente ed incessantemente assieme ai gusti ed alle esigenze sempre più difficili da soddisfare del consumatore. 

 

“Una guida per bere meglio”, non è un tema affatto da sottovalutare poichè la cultura del paese e del settore cambia se tutti si adoperano per farla cambiare. Inutile lamentarsi che i clienti non capiscono niente di ciò che bevono, sono i barman che tutti i giorni lavorano dietro il bancone e che hanno il dovere e la responsabilità di educarli. 

 

Ci sono tanti spunti che si possono prendere dall’estero, mi sono riferita al Bar Show di Lisbona come semplice esempio. Il programma completo del 2019 lo trovi QUI

 

Le mie parole vogliono solo invitare a fare riflettere questo settore, non criticare chi sta già facendo tutto ciò che può per raggiungere obiettivi di elevazione culturale del mestiere del bartender. 

Ci sono davvero tanti ma tanti ragazzi che vedo che saltano da un corso all’altro, che studiano, che leggono che hanno la voglia di imparare che si vede brillare nei loro occhi: allora per favore DIAMOGLI SPAZIO, CREDIAMO IN LORO, SONO LORO IL FUTURO. Gli esperti sono bravi ad insegnare ed a trasferire la loro esperienza e perle di saggezza, ma lasciamo spazio ai giovani di oggi, che saranno gli esperti di domani, formandoli quotidianamente ed anche al prossimo Roma bar Show!

 

 

 

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