Cosa ci spinge a scegliere un bar piuttosto che un altro?

 

Probabilmente, siccome ancora non lo conosciamo e non ne conosciamo le sue qualità e la sua professionalità, sono gli stimoli visivi e percettivi che ci spingono a determinare la scelta del locale. 

Da un’insegna, ad un logo sulla porta, all’arredamento, a qualcosa che ci incuriosisce all’interno del locale e che scorgiamo solo delle vetrine.

 

 

E’ forse la vista che ci spinge ad effettuare la scelta?

 

Riflettiamoci, ognuno di noi dà priorità a certi aspetti piuttosto che ad altri. 

Per me per esempio il design del luogo, che deve essere caldo ed  intimo, è un fattore determinante di scelta, o perlomeno mi accende la curiosità facendomi entrare in un locale. Per esempio, un arredamento troppo minimal e freddo mi fa scappare, poiché non prediligo ambienti che mi danno questa sensazione di formalità e di eccessivo distacco del cliente.

 

L’esperienza dunque, che viene racchiusa in sensazioni, percezioni e visioni che proviamo da spettatore in un bar diventa importantissima. Va oltre al cocktail, che può essere anche buonissimo, ma se manca l’atmosfera e l’esperienza che si fa vivere al cliente nessun drink verrà ricordato.

 

 

La vista domina e condiziona moltissimo i sensi quando ci troviamo davanti alla novità. Per scegliere un bar senza conoscerlo e senza aver mai assaggiate le sue creazioni, che senso usiamo? Proprio la vista! La vista manda un impulso al cervello che crea un’emozione determinando una sensazione positiva o negativa del luogo in cui ci troviamo, nascendo così un primo giudizio e formando un’aspettativa che ci facciamo sul bar, decidendo di entrare oppure no.

 

 

Ipotesi positiva: decidiamo di entrare in questo nuovo bar, la nostra aspettativa può essere anche ribaltata però, come mai?

 

Magari per un cameriere scortese, per i tempi di servizio troppo lunghi, per i disservizi legati alla nostra ordinazione, o per una pessima qualità del cocktail che però influisce molto meno rispetto alle sensazioni che proviamo rispetto all’esperienza provata in quel bar.

Nel senso che il cocktail può non piacerci ma ci sarà una seconda possibilità per quel locale perché tutte le altre condizioni sono stati favorevoli, come ad esempio il rapporto qualità prezzo, il servizio e la cura del cliente, l’ambiente che ci ha messo a nostro agio, o ancora la professionalità dello staff.

 

 

Quello che voglio dire è che non bastano gli aspetti tecnici, il drink è buono ed i piatti pure, ma bisogna creare un’esperienza che faccia ricordare il bar al cliente, che entri nel suo cuore, che lo colpisca e che lo faccio sentire bene.

 

Come fare tutto ciò?

 

Sembra semplice a dirlo ma non a farlo, basterebbe ascoltare di più…

Ascoltare ciò che noi clienti chiediamo, consigliamo o critichiamo (le recensioni sono un utile strumento di crescita e di confronto).

Basterebbe porre l’attenzione su chi sta seduto al tavolo e non solo su ciò che il bar pensa sia giusto offrirgli e come offrirglielo, perché a volte può capitare che chi sta dietro al bancone è talmente attento alle sue idee di servizio che si può farsi un’idea errata…

 

Basterebbe semplicemente osservare…

 

 

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