Lo shaker, uno strumento noto a tutti oggi, c’è chi lo sa usare bene ed è un bravo mixologist, e c’è chi invece si diletta e si diverte in casa per le preparazioni di cocktail casalinghi per se stesso e/o per gli amici.  Ad ogni modo tutti o quasi tutti abbiamo visto uno shaker! 

 

 

Ma da dove ha origine questo strumento? 

 

Lo shaker comparve per la prima volta con il nome di “doppelfassbecher” che rappresentava un bicchiere doppio a forma di botti sovrapposte che veniva usato più per brindare che per miscelare alcolici. 

Si diffuse in Germania tra il XVI e il XVII secolo e veniva realizzato in ottone, oro o argento. Il design era molto simile allo shaker moderno, ovvero due bicchieri di metallo più o meno di ugual misura, uno un po’ più alto rispetto all’altro e con una linguetta che riusciva a bloccarli. Il peso e la larghezza erano molto simili allo shaker attuale.

Nel 1600 i tedeschi, a causa di persecuzioni religiose, emigrarono in Inghilterra, questo fatto portò allo sviluppo di un legame tra Inglesi e tedeschi. Anche il doppelfassbecher fu importato in Inghilterra, comparendo a Londra nel 1700. A testimoniare questo fatto sono i tanti esempi di shaker in metallo ritrovati nella città di Sheffield. 

 

 

Si sviluppò poi una società a Londra nel 1800, la Farrow & Jackson Limited, che forniva i bar di cobbler. Questa società si occupava di commerciare vino e alcolici e lavorava anche come tecnici per i bar e cantine.  All’epoca questo prototipo di mixer era ancora lontano dal concetto e dal design del moderno shaker, tuttavia un articolo del 1856 sul Brooklyn Daily Eagle riporta:

 

 “Il barman e i suoi assistenti possiedono l’agilità degli acrobati e le abilità magiche dei prestigiatori. Sono tutti maghi della bottiglia. Sballottano i drink, lanciano bicchieri stracolmi in aria, agitano ingredienti zuccherini, glaciali e alcolici all’interno dei loro lunghi contenitori di metallo…“ 

 

 

In questo articolo emerge con evidenza l’utilizzo di un certo contenitore di metallo, che poteva essere il primo shaker usato dagli addetti di settore.

 

Il primi veri riferimenti allo shaker da cocktail appare nella pubblicazione inglese del 1868 che scrive:

 

“In America, questa impresa volta risvegliare gli stimoli, ha dato vita al cocktail (composto di whiskey, brandy o champagne, bitter e ghiaccio) che viene miscelato con destrezza all’interno di bicchieri alti e argentati realizzati appunto per lo scopo e chiamati ‘cocktail shaker’.”

 

Ma cosa significa cocktail shaker? 

 

Si trattava di un apparecchio composto da due bicchieri alti argentati in cui gli ingredienti della bevanda denominata cocktail, a base di whisky, brandy o champagne, con bitter e ghiaccio, venivano miscelati agitandoli insieme e poi separati. Gli shaker erano tenuti a distanza e spesso in aria, poco sopra la testa del barman e, da coppa coppa, avanti e indietro, si raggiungeva l’omogeneità richiesta.

Questa spiegazione è stata ritrovata in un periodico inglese dal nome “Notes and Queries”, che racconta l’abile maestria di un giovane ufficiale del Blues, l’esercito dell’Unione durante la guerra civile americana. Il giovane ufficiale spiega come riusciva a combinare gli ingredienti della bevanda agitandoli abilmente nello shaker, passandoli da una parte all’altra per dare omogeneità al composto, creando così stupefacenti e squisiti drink.

Dallo shaker in poco tempo si passa alla scoperta del barspoon, strumento che si è evoluto con origine nelle farmacie francesi, passando a diventare uno strumento fondamentale della miscelazione. 

 

Sembra che in quell’epoca i barman diventarono a tutti gli effetti dei mixologist!

 

 

Ti è piaciuta la storia? Scopri anche gli altri articoli nelle varie categorie di lettura sul Magazine!