Tra le tendenze previste nel settore della mixology per questa estate 2019, sarà presente anche una super novità che da un po’ di anni impazza da New York a Londra sui banconi del bar: sto parlando del mocktail! 

 

Cosa definisce la parola MOCKTAIL? 

Scopriamolo subito assieme! 

 

I Mocktail sono drink originali e privi di alcol, creati espressamente dopo aver accettato una forte domanda da parte della clientela negli Stati Uniti d’America, che ha iniziato ad  influenzare anche l’Europa e pian piano anche la nostra Italia. 

C’è questa esigenza, sempre più sentita, di aumentare il consumo di prodotti sani e salutari, come avviene già nel food con prodotti biologici. Anche i drink, ricchi di grassi nell’alcol, sono stati inseriti in questo nuovo stile di vita su cui il pubblico pone la massima attenzione.

 

Dunque, come possono comportarsi al meglio i bartender? 

 

Creare solo cocktail analcolici non sarebbe giusto e non avrebbe un mercato, in quanto comunque gli alcolici verranno sempre apprezzati dal pubblico. La tendenza che si sta prospettando, sia per quest’estate 2019, sia per il futuro, è la realizzazione di drink a basso contenuto alcolico, per permettere ai clienti di non ubriacarsi e di riuscire ad assaggiare più di un cocktail in lista. 

 

Questa nuova espressione la stanno portando avanti diversi bartender in Italia e, personalmente l’ho già visto fare da The Fusion Bar & Restaurant di Firenze, che ha dichiarato di avere cocktail in lista a basso contenuto alcolico, così da portare il cliente ad effettuare differenti esperienze gustative senza ubriacarsi. Ma tanti altri ancora sono i cocktail bar che possono essere portati ad esempio in Italia.

Ma torniamo alla nascita del termine “mocktail”, che identifica un estremo pensiero e comportamento di bevuta, prediligendo esclusivamente gli analcolici drink.

 

La parola mocktail deriva da una crasi composta da “mock“ e “cocktail”, che identifica i drink rigorosamente privi di alcol. Per la realizzazione di essi si utilizzano molti succhi, tinture e bitter fatti in casa al posto di distillati di pregio. Sono un’interessante proposta per i clienti che non possono consumare alcol, rendendo loro la possibilità di non dover rinunciare al gusto di un buon cocktail e alla sua complessità.

 

 

La frutta è certamente la protagonista assoluta dei mocktail, con agrumi, ananas, mirtilli, melograno, ma anche carote, sedano e altre svariate verdure. 

Emblematico è il caso del menu Temperance Pairing Program dell’Atera di Manhattan, dove vi lavora lo Chef danese Ronny Emborg che in carta ripropone una versione del Negroni, chiamato “Nogroni” del tutto analcolico. 

 

Il mocktail ha avuto molto successo nelle cucine degli Stati Uniti, Australia e Gran Bretagna, poiché logicamente gli chef sono più portati all’utilizzo di frutta e verdura per la creazione dei loro piatti e quindi si presume non abbiano avuto difficoltà ad abbinare al food anche drink energetici ed analcolici. Per il mercato dei bartender questa filosofia risulta un pochino più complicata, essendo abituati a maneggiare costantemente i distillati.

In Italia la rinomata guida Michelin ha chiesto a ben 39 chef stellati italiani di proporre nei loro ristoranti un menu dedicato a questa tematica. Hanno risposto alla richiesta solo Chef Moreno Cedroni con una bevanda energetica a base di zenzero e lime e Chef Davide Scabin, che ha creato un percorso di abbinamento con il food a base di succhi e nettari naturali.

 

Cosa succederà invece tra i banconi dei bartender italiani? 

Attendiamo di vedere le loro creazioni. intanto proveremo a sperimentare qualche cocktail a basso volume alcolico o analcolico nei prossimi cocktail bar che frequenteremo..

 

SCOPRI ANCHE GLI ALTRI ARTICOLI DEL MAGAZINE QUI!