Quarantena, zona rossa, arancione, gialla, stare a casa, coprifuoco, attività chiuse, vaccini, lockdown, sono queste le parole che più abbiamo sentito nel 2020, un anno che ci ha segnato e ci segnerà per sempre. 

Il 2021 forse è iniziato con un debole spiraglio di luce in questo brutale e dannato tunnel buio, però ci vuole pazienza, le soluzioni vanno a rilento e ancora tutti siamo chiusi in casa, specie molte categorie che probabilmente riapriranno regolarmente tra le ultime della fila, come ristoranti e bar. 

 

Molte volte mi sono interrogata sulle conseguenze psicologiche che subirà l’essere umano a causa di questa emergenza sanitaria. Molti comportamenti sono già in atto da alcuni di noi e vengono studiati dagli esperti psicologi e psicoterapeuti per determinare le cure e i rimedi più opportuni al momento del bisogno. 

 

 

Da uno studio condotto il 26 febbraio 2020 su “The Lancet”, punto di riferimento internazionale per la comunità scientifica, vengono considerati moltissimi risultati provenienti da 24 studi. Gli studi sono stati condotti su 10 nazioni in persone affette da SARS, Ebola, influenza H1N1, Sindrome respiratoria Mediorientale (MERS) e influenza equina, tutte malattie che hanno come misura contenitiva dell’epidemia l’inevitabile stato di quarantena. 

 

 

Le problematiche più comuni riscontrate in persone sottoposte a quarantena per lungo periodo, oltre a “pensieri intrusivi, incubi, incapacità di provare emozioni positive e altre reazioni come ansia, irritabilità e scoppi di rabbia” (Fonte Santagostino) che possono persistere fino a 3 anni post periodo quarantena, possono essere racchiuse nei seguenti punti: 

 

 

  • Paura dell’infezione: i soggetti che sperimentano sintomi fisici sovrapponibili a quelli dell’infezione, possono manifestare una persistente preoccupazione anche diversi mesi dopo l’infezione guarita. Inoltre, da un sondaggio condotto dall’Eurodap (Associazione europea per il disturbo da attacchi di panico) “…che ha coinvolto 629 persone, è emerso che per il 57% dei partecipanti una delle conseguenze psicologiche più evidenti di Covid-19 è la paura di essere contagiati o di poter contagiare gli altri senza saperlo. Solo il 18% è preoccupato per le conseguenze socio-economiche che potranno derivare da questa situazione; il restante 25% teme che possano essere ripristinate le misure restrittive già vissute pochi mesi fa” (Fonte Adnkronos)
  • Frustrazione e noia: l’isolamento, la solitudine, la rottura della routine giornaliera può facilmente generare frustrazione e noia. 
  • Nervosismo ed agitazione: molti degli intervistati dell’indagine Eurodap dichiara in misura del 79% di essere “molto preoccupato e agitato e solo il 7% afferma di riuscire ad essere tranquillo e a mantenere la calma.” (Fonte Adnkronos)
  • Informazioni inadeguate: il cambio continuo dei regolamenti e delle normative, aggiunte al fatto che siano spesso poco chiare, aumenta il livello di frustrazione. Inoltre la mancanza di chiarezza può anche generare una minor aderenza ai protocolli imposti ed all’obbligo di quarantena. 
  • Finanza: “Le perdite finanziarie alimentano forti preoccupazioni a livello socio-economico e possono rappresentare un fattore di rischio rispetto alla sofferenza psicologica (sintomi depressivi) che può persistere anche per diversi mesi dopo la quarantena” (Fonte Santagostino)

 

 

Quali consigli immediati danno gli psicologi? 

 

  • Instaurare nuove abitudini per non farsi sopraffare dalla noia, introducendo una nuova routine ed azioni che si possono fare a casa, come la lettura, l’allenamento fisico, nuove idee artistiche o nuove idee progettuali per le attività di lavoro, hobby casalinghi ecc. 

 

  • Riflettere su se stessi e riscoprire le proprie passioni, cogliendo questo momento di stallo e di incertezza per guardarsi dentro: qual è la mia vera passione? Quello che faccio nella vita mi piace? Lo posso cambiare o migliorare? 

 

 

  • Rimanere in contatto con le persone care, in questo i supporti digitali ci aiutano tantissimo! 

 

 

  • Evitare la ricerca compulsiva di news, i media e i giornalisti hanno sempre nuove spiacevoli notizie al giorno svolgendo così il loro corretto lavoro di cronaca. Ma continuare a collegarsi al web o alla tv sperando in buone notizie ed avendo un uso compulsivo dei media, rovina solo lo stato d’animo ed induce a livelli di ansia sempre più elevati. 

 

  • Evitare di percepire le misure cautelative come una limitazione della libertà personale e cercare di mantenere un atteggiamento psicologico positivo.

 

 

  • Mettere a fuoco le proprie emozioni sia negative che positive, scrivendole in un diario. La scrittura fissa le sensazioni su carta ed aiuta a gestirle al meglio, analizzandole e comprendendole. 

 

  • Chiedere aiuto se ne si sente il bisogno.

 

 

Per le persone che lavorano in brigata come chef e bartender e che risentono maggiormente dello stato di isolamento e solitudine, ci sono consigli dagli psicologi? 

 

“Nello specifico del lavoro di chef, in particolar modo se anche imprenditore, c’è l’abitudine ad instaurare stretti legami quotidiani con la propria “brigata”, rispetto alla quale si è il punto di riferimento; oppure nel caso dei collaboratori, proprio per i compiti svolti, ci si sente di avere un ruolo con numerosi contatti sociali. Quindi è comprensibile che, in questi tempi, uno stato di forte disagio (con possibili sensazioni di ansia, irritabilità, tristezza) possa essere percepito in tutte le attività o relazioni in casa che, magari inconsapevolmente, sono sentite come secondarie, o anche per il continuo isolamento dai clienti, dai colleghi, dall’ambiente solito di lavoro”. (Fonte Ambasciatori Del Gusto)

Far leva sulle proprie competenze con un orizzonte progettuale aiuta tutte le persone costrette ora a stare a casa a darsi forza e coraggio per ripartire non appena ci sarà l’opportunità. Intanto si possono restaurare i business, generare nuove idee da praticare a ripresa attività, formare al meglio lo staff, correggere gli errori e le lacune che non si ha mai avuto il tempo di correggere. Insomma, mai stare con le mani in mano per evitare di cadere in stati di noia e frustrazione, o peggio ancora depressione. 

 

Non è facile, lo sappiamo tutti, ma provarci non guasta e se da soli ci mancano le forze, chiediamo aiuto ad amici, colleghi, familiari 🙂 

 

 

Per approfondimenti dettagliati sulla tematica, consulta questi link: 

Ambasciatori del Gusto

Psiche Santagostino