“Erano gli anni 70 quando un giorno mio padre mi disse che

aveva acquistato l’Harry’s Bar di Firenze.

Io, giovane studente poco più che adolescente, non avevo

chiaro cosa fosse questo magico luogo che avrei cominciato a

respirare nel corso degli anni seguenti.

Respirare, perchè l’Harry’s Bar non è un bar, né tantomeno

un ristorante, né un luogo di intrattenimento o di svago, ma

uno spazio dove si incontrano cultura, bon ton, eleganza,

classe, ricercatezza, gioia di vivere, cultura di un territorio,

professionalità e gusto culinario. Azzarderei dicendo che questo

è il luogo dove si percepisce la Firenze incantata che comunica

la sua intensa magia, catturando e facendo innamorare di sé chi

la frequenta o chi in essa vive.

Ed è la percezione il sentimento più intenso che oggi ognuno

di noi cerca nel proprio modo di viaggiare, viaggio che non

necessariamente significa spostamento, ma viaggio come

scoperta, quotidiana immersione in attimi nuovi ricchi di

intenso piacere che solo certi luoghi riescono a comunicare

attraverso il loro concentrato di sensazioni, così proprio come

il profumo di un piatto di tagliolini al tartufo oppure degli

scampi al curry con riso pilaf , storiche proposte dell’Harry’s,

piatti che attraverso il loro delicato ed afrodisiaco profumo,

comunicano al commensale intensità e piacere, risvegliando

le più intime e profonde emozioni spesso sepolte dai molteplici

problemi quotidiani che fanno dimenticare il piacere della

nostra fantastica vita.

Dunque l’Harry’s Bar non è un ristorante, ma un simbolo che

rappresenta, nella sua immutata qualità, il procedere del

tempo e delle mode essendo sempre il posto alla moda, dove

da più di sessant’anni si trova declinata, accoglienza, classe,

qualità, quasi una vetrina sul mondo, un mondo che da sempre

ha varcato l’ingresso del Lungarno Amerigo Vespucci 22 r.”

(Scritto da Francesco Bechi)

 

Chi meglio di Francesco Bechi, amministratore nell’attività gestionale presso Gilli, Harry’s Bar, Hotel Tornabuoni Beacci, poteva introdurre la grande storia che rende così noto l’Harry’s Bar Firenze?

 

Quasi sempre il cliente che entra all’Harry’s Bar Firenze, prima o dopo aver ordinato un drink, chiede se vi è una relazione fra questo Harry’s Bar e quello di Venezia e fra questi luoghi storici e gli Harry’s Bar dislocati nelle più svariate località del mondo. Lo staff e i titolari di Harry’s Bar confermano che non si tratta di un trademark,  ovvero una catena di esercizi facente capo alla medesima società, come nel caso degli Hotel Westin o il caffè Starbucks. Per i locali firmati Arrigo Cipriani, a Venezia e nelle altre parti del mondo, vi è una medesima società. Tuttavia di Harry’s Bar ne troviamo sia Londra, quanto a Singapore, come ad Amsterdam e perfino a Damasco. Ciò non significa che sia una catena che è configurata con gli stessi standard qualitativi e offerta di servizi e prodotti in tutto il mondo, come per esempio l’offerta dell’Hard Rock Cafè. Ogni Harry’s Bar ha una storia e una cultura propria, com’è il caso di Venezia e quello di cui tratteremo di Firenze.

 

Ma per capire Harry’s Bar Firenze, è necessario e doveroso partire dal posto che ha dato origine a tutto, ovvero quello di Venezia con Giuseppe Cipriani.

 

 

Il primo ed originale Harry’s Bar al mondo è quello di Venezia, con un’atmosfera particolarissima, nato assieme ad una clientela pittoresca composto da intellettuali, artisti, aristocratici e star del cinema, creando e rendendo possibile assaporare questo clima unico, che è stato diffuso in tutto il mondo e rimane invariato tutt’oggi da anni nella sede di Venezia.

 

Come nasce l’Harry’s di Venezia?

 

Giuseppe Cipriani, dopo aver lavorato come cameriere, pasticcere, responsabile di sala e barman in tantissimi alberghi sia in Italia che all’estero, acquistò un locale di 45 mq adiacente alla famosa Piazza San Marco. Il locale inizialmente era un magazzino per cordami navali e, dopo una lunga ristrutturazione, venne trasformato in uno dei più prestigiosi locali al mondo, inaugurato il 13 maggio 1931. Lo stesso Cipriani narra che l’acquisto di questo importante locale fu reso possibile grazie all’aiuto economico del giovane Harry Pickering, un cliente americano che alloggiava presso l’Hotel Europa- Britannia sul Canal Grande di Venezia.

 

 

Il giovanotto Pickering era rimasto a lungo a Venezia negli anni 20’, entrando in contatto e in confidenza con il barman veneto Cipriani. Quest’ultimo aveva preso a cuore la situazione del giovanotto americano, prestandogli addirittura un’ingente somma di denaro con la sensazione che non avrebbe più rivisto il prestito. Invece non fu così, dopo appena tre mesi il signor Pickering moltiplicò per ben quattro volte la somma prestata restituendola a Cipriani, che, una volta realizzato l’Harry’s Bar, decise di ripagarlo dedicando il bar proprio al giovane americano con il suo nome.

 

 

Tanti furono i famosi artisti che legarono la loro storia all’Harry’s Bar di Venezia, come anche Ernest Hemingway. Oggi il locale viene gestito dal figlio Arrigo e dal 2001 il Ministero dei Beni Culturali Italiano lo dichiarò ufficialmente “Patrimonio Nazionale”.

 

Da Venezia si vola a Parigi, con l’Harry’s Bar di Parigi adiacente a Place Vendome , ma questo lo scopriremo nei prossimi articoli!

 

Nelle prossime puntate vedremo infatti l’Harry’s Bar di Parigi, a seguire quello di New York, poi di Londra e di Roma ed infine concluderemo con il punto di partenza, ovvero con Harry’s Bar Firenze.

 

 

 

Articolo scritto da La Ragazza che Beve – per Barmanitalia

con il contributo biografico del volume Harry’s Bar Firenze Edizioni Clichy – 2016, scritto da Alessandro Querci e Roberto Focardi.