Whisky” (al plurale whiskies) è il termine usato per indicare i distillati in Scozia e in Canada, mentre con la grafia “whiskey” (al plurale whiskeys) si fa riferimento ai prodotti dell’Irlanda e degli Stati Uniti (Bourbon Whiskey, Tennessee Whiskey, Rye Whiskey e Corn Whiskey). 

 

Dove e come nasce il whisky? 

Si narra delle prime distillazioni presso San Patrizio, il riconosciuto protettore dell’Irlanda. Il primo documento del Registro dei Conti Scozzese che scrive dell’aqua vitae venne trovato nel 1494 in Scozia. Questo documento racconta di una partita di malto diretta a frate John Corr per la produzione di aqua vitae, considerando quindi i monaci come figure fondamentali nella diffusione di questo distillato. 

 

 

Scozzesi ed Irlandesi contendono la scoperta del whisky, è vero? 

 

Si è vero, ma gli Scozzesi, per giustificare la nascita del whisky nel loro territorio, osservano che San Patrizio in realtà sia nato in Scozia e quindi il whisky nasce nel loro stato. 

 

Questa premessa era doverosa prima di inquadrare la crescita che ha avuto questo distillato negli ultimi tempi: vediamo come!

 

5000 sono state le presenze nell’ultima edizione di Roma Whisky Festival, la seconda tappa iniziata a Milano con il Milano Whisky Festival, quest’ultima arrivata alla 14ª stagione. 

Oltre alle manifestazioni, il whisky arriva anche alle case d’aste! Infatti, una bottiglia di whisky in vendita ha superato il valore di prestigiosi vini francesi, lo avresti mai detto? La cosa è davvero sorprendente! Da Christie’s, infatti, la bottiglia venduta al prezzo più alto è stato un Macallan del 1926 Single Malt invecchiato di ben sessant’anni, e non uno Champagne!

 

 

“Il calo di interesse nei confronti del whisky era iniziato nel 1983, il suo annus terribilis, e per buoni 25 anni poco o niente si era mosso intorno a questa filiera produttiva. La “Whisky Revolution” è iniziata in Italia intorno al 2010, mentre nel mondo anglosassone qualche anno prima. Oggi è tornato di grande moda, in crescita per fatturati, per numero di appassionati e per qualità dei prodotti” 

 Pino Perrone (organizzatore del Roma Whisky Festival)

 

Si parla di Whisky Revolution: come mai?

 

E’ probabile che i molteplici corsi, serate a tema, masterclass, degustazioni guidate formazione ed eventi fatti dal 2010 ad oggi abbiamo innalzato il livello di interesse per questo distillato, portandolo in cima alle classifiche. 

Un prodotto ancora complesso però da capire per chi non è del settore, ovvero per i non bartender e per il pubblico finale. Non è ancora un distillato di massa e non si sa se ci arriverà mai. Tuttavia gli sforzi per promuovere la sua cultura hanno portato grandi risultati, perciò è bene continuare su questa strada ed intensificare la notorietà del prodotto! 

 

Quale tipologia di whisky va di più?

 

Si parla sempre di più di NAS – No Age Statement – che identifica i whisky privi di età di invecchiamento scritto nell’etichetta, caratterizzati da un gusto semplice e ha un costo contenuto pensato soprattutto per l’uso nella creazione di drink e per essere apprezzato da un largo pubblico. 

Un esempio è sicuramente il whisky The Glenlivet Captain’s Reserve, un single malt invecchiato in botti di cognac e rivenduto con un packaging ed un’etichetta di colore viola, puntando al mercato femminile.

 

 

Un altro esempio invece è il Jameson Caskmates IPA Edition, adatto soprattutto per donne e per giovani, che si caratterizza per essere un whisky invecchiato a fine maturazione in botti di birra IPA artigianale.

 

 

Per arrivare più direttamente al largo pubblico, si è pensato inoltre, con un’idea di Diageo (azienda leader mondiale di bevande alcoliche) e HBO, di realizzare una collezione di nove whisky single malt con un packaging tematizzato che rende omaggio alla serie televisiva Game of Thrones. Incredibile no?

 

 

Come far assaggiare il whisky al cliente?

 

  • Sicuramente un affiancamento di un esperto, o di un barman esperto in whisky, durante tutto il processo di selezione e documentazione del whisky che attraverserà il cliente è fondamentale.

 

  • È bene prima di tutto comprendere i gusti primari del cliente per poi cercare di comprendere che tipologia di whisky potrebbe andar bene per lui, se uno scozzese o se ho un americano, sei uno invecchiato oppure un whisky giovane. Un primo passo è quindi la comprensione del cliente che sia davanti, per conoscere fino a che limite ci si può spingere nell’assaggio e nella degustazione di un nuovo prodotto, ricordandosi sempre che ci sono molte persone che non hanno mai assaggiato whisky o che hanno assaggiato whisky senza sapere cosa stessero bevendo.

 

  • Prima di proporre whisky miscelato in un cocktail forse sarebbe opportuno far assaggiare direttamente il distillato liscio, per abituare il palato e per far percepire tutte le sfumature e gli aromi del whisky che, per una serie di oggettive ragioni, in un cocktail sono più sfumate, poiché miscelate con altri ingredienti. 

 

  • Partire da prodotti più semplici e meno elaborati (quindi con una minore età di invecchiamento e minor prestigiosità di prodotto) di sicuro aiuta il cliente ad avvicinarsi a questo mondo che a volte è un po’ complesso.

 

Le nozioni, la cultura e la formazione sono elementi necessari che ci devono sempre essere durante un processo di inizializzazione alla scoperta della cultura di questo distillato.

 

 

Come aiutare il cliente al bar nella scelta? 

 

Molto spesso si vede la classificazione dei whisky nella bottiglieria usando il criterio di suddivisione per area geografica di produzione del whisky, come: Highlands, Spey, Islay, Lowlands oppure Scotch whisky, Irish whiskey, American Whiskey, Japanese Whisky, Australian whisky, European whisky … oppure ancora divisi per specifiche tecniche, come: single malt, single grain, blended, blended malt. 

 

Che senso ha creare questa difficile divisione comprensibile solo agli esperti di whisky se ancora quasi tutto il largo pubblico deve essere informato?

 

Una divisione più ovvia e che aiuti il cliente potrebbe essere strutturata in base a due concetti fondamentali che interessano il bevitore/neofita, ovvero: 

 

  1. AROMI E FRAGRANZE – con tutti i whisky che ricreano quel gusto, intuibile dal cliente ed apprezzabile perchè magari riconosce con facilità i suoi gusti ed associa qualche prodotto che già ha potuto apprezzare.
  2. FASCIA DI PREZZO – il whisky spesso spaventa chi non lo conosce perché si crede che costi tanto. Sfatiamo il mito e diamo l’opportunità a tutti di conoscerlo nel dettaglio!

 

Questi due punti chiave sono utili ed efficaci per organizzare la propria bottigliera al bar, nonché i menu mostrati al cliente con informazioni comprensibili ed adatte anche ai neofiti. 

 

 

Ci sono già locali in Italia specializzati che avvicinano il cliente alla degustazione del whisky?

 

Si, ci sono diversi esempi. Il primo è Atlas Whisky & Rum Company, situato a Bazzano in via Circonvallazione Nord 17, tra Bologna e Modena, nel comune di Valsamoggia. Atlas è un whisky bar ed un centro culturale per gli amanti del bere di qualità e con consapevolezza, non è importante essere esperto o neofita, l’importante è essere propenso ad vivere nuove esperienze, nuovi viaggi tra i paesi di produzione dei distillati. 

 

 

Love Craft Firenze, situato a Borgo San Frediano 24r a Firenze, è un whisky bar dove potrai immergerti in questa meravigliosa cultura trovando whisky lisci e in miscelazione. 

 

 

Casa Mia a Milano, situato Viale Regina Giovanna 22, ha una selezione di 600 bottiglie di distillati. La carta dei whisky è stata pensata in collaborazione con Milano Whisky Festival.

 

 

E all’estero?  

 

Sicuramente saranno infiniti i locali presenti fuori Italia, ma per primo citerei un locale must di proprietà di un noto esperto di settore, Tristan Stephenson. Sto parlando del Black Rock di Londra, il whisky bar che continua a sfidare le convenzioni ed a demolire le barriere all’ingresso nel l’eccitante mondo del whisky. Il Black Rock London è stato insignito del titolo di miglior bar specializzato in Gran Bretagna dalla rivista CLASS per tre anni consecutivi. 

 

 

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Bibliografia:

Whisky Italy

Mixer Planet

Reporter Gourmet

Black Rock Bar